La Sicilia Separatista in un libro di Roberto Gremmo

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di Paolo Gulisano

Roberto Gremmo è uno studioso straordinario. E’ il direttore e
l’anima di Storia Ribelle, una collana di pubblicazioni libera,
controcorrente, e soprattutto documentatissima. Gremmo è un
frequentatore assiduoi degli Archivi di Stato, dove è solito
scoprire cose interessantissime.
Gremmo è anche un autonomista un grande autonomista, un vero
difensore delle piccole patrie. Probabilmente se l’Isola d’Elba –
tanto per dire- reclamasse autonomia e libertà, lui ne
sosterrebbe la causa, dopo aver effettuato accurate ricerche
storiche sul fondamento di tale richiesta.
Gremmo nasce come autonomista piemontese, e ha dedicato
numerosi studi alla storia del Piemonte e della Valle d’Aosta.
Tuttavia, come si diceva, è la voce autorevole di ogni causa
autonomista, e ha pubblicato in Storia Ribelle un
interessantissimo studio dal titolo La Sicilia separatista. Il
Movimento Indipendentista, i moti popolari del “Non si parte” e
l’assassinio di Antonio Canepa. Il volume, documentatissimo
con un apparato di note impressionante, ricostruisce la storia del
Movimento indipendentista siciliano al termine della Seconda
Guerra Mondiale e nell’immediato dopoguerra, dove le istanze
degli indipendentisti dell’isola occupata militarmente dal
governo italiano a partire dal 1860 si fecero sentire in maniera
vibrante. Il popolo siciliano, come gli altri popoli della
Penisola, aveva sofferto molto a causa della sciagurata guerra
voluta dal regime fascista, e questo aveva fatto riemergere mai
sopite istanze di libertà. Queste istanze erano state soffocate
dapprima dal duro regime installato dallo Stato post unitario,
acuite poi dal Fascismo. Il pretesto era stato dato dalla lotta
contro la Mafia (la cui crescita e sviluppo era stata peraltro una
conseguenza dell’annessione violenta all’Italia) ma certamente il
controllo della libertà, in nome della sicurezza, aveva portato ad
un ulteriore giro di vite. Poi, nel 1943, erano arrivati gli

Americani, che avevano portato con sé come consiglieri alcuni
mafiosi italo americani. Non erano esattamente dei “Liberatori”:
si comportavano in modo spietato, secondo gli ordini del loro
comandante George Patton, che aveva ordinato di non fare
prigionieri. In queste circostanze drammatiche, tra truppe
alleate, fascisti, tedeschi, partigiani comunisti, gli
indipendentisti trovano il modo di uscire allo scoperto e far
sentire la loro voce. Nacque un movimento popolare spontaneo,
detto dei “Non si parte”, di giovani che rifiutavano
l’arruolamente nel Regio Esercito, che li avrebbe mandati a
combattere al Nord. Emergono figure come quella di Finocchiaro
Aprile, e qui Gremmo fa chiarezza sul suo ruolo, che secondo la
vulgata storica avrebbe tentato un accordo per ottenere
l’indipendenza, ma sotto lo stretto controllo del’America. La
Sicila sarebbe diventata una colonia america, una grande Malta.
Non era quello che volevano gli indipendentisti, che cercavano
invece una libertà autentica, l’autodeterminazione dopo 80 anni
di occupazione italiana che aveva devastato l’economia
autoctona, e prodotto una emigrazione forzata mai verificatasi in
precedenza.
Gremmo scava con attenzione anche nella vicenda di Antonio
Canepa, il vero eader degli indipendentisti, il più capace, e
proprio per questo il più pericolo per i centralisti. Il suo
omicidio può essere ascritto ai tanti misteri di Stato italiani mai
svelati.
La ragione è che l’indipendenza della Sicilia non interessava
agli U.S.A., ma impedirne l’attuazione era una priorità assoluta
anche per le forze politiche post-fasciste. Non solo per la
Democrazia Cristiana, ma soprattutto per il Partito Comunista.
Togliatti voleva mantenere una sua egemonia sulle classi povere.
Dal momento che a livello popolare i sentimenti indipendentisti
erano molto forti, diede precise indicazioni perché i comunisti si
opponessero ad ogni progetto di libertà dell’isola.
Una volta assassinato Antonio Canepa, e con la fine della guerra,
la forza del separatismo andò progressivamente indebolendosi, e

la Repubblica Italiana continuò a governare la Sicilia, con gli
esiti che la storia ci ha mostrato.