Un prezioso dono del procuratore Vitari alla città di Vercelli

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Nella sala Giunta, il Sindaco, Roberto Scheda, alla presenza di tutto l’esecutivo e del vice

presidente del consiglio Comunale, oggi pomeriggio ha voluto ringraziare l’ex
Procuratore Giorgio Vitari, protagonista di un gesto che è atto civile e presa di posizione
culturale: la donazione di un’unità bibliotecaria di grande valore storico e simbolico, un
manufatto che racconta più di un secolo di memoria politica, artistica e identitaria.
Un cofano ligneo rilegato in cuoio, decorato a rilievo e impreziosito da inserti calligrafici in
oro. Non un semplice contenitore, proprio una specie di scrigno laico. Sul verso del piatto
anteriore, una decorazione miniata policroma, attraversata dall’oro, custodisce due medaglioni
con i ritratti di Benedetta e Francesco Faldella, medico risorgimentale, genitori del senatore
Giovanni Faldella: scrittore scapigliato, intellettuale inquieto, maggiore rappresentante del
movimento in Piemonte. Il prossimo 26 settembre saranno, fra l’altro, i 180 anni dalla nascita
di uno che non stava “mai comodo”. E proprio per questo era necessario.
L’intero apparato decorativo è opera di Vittorio Vulten, miniaturista e calligrafo torinese che,
nel 1908, realizza un lavoro di raffinata complessità. Le carte, non numerate, sono decorate ad
acquerello e oro. Ogni pagina è una stretta di mano tra Storia e bellezza.
Recano anche le firme dei sottoscrittori che contribuirono alla realizzazione del manufatto,
concepito come omaggio al quarantennale impegno culturale e politico del Senatore
dell’allora Regno d’Italia, Giovanni Faldella. Le prime 11 pagine raccolgono i ringraziamenti
dei Senatori e Deputati del vercellesi – tra cui Guala, Tournon, Lucca – dei membri della
Presidenza del Consiglio e della Deputazione Provinciale di Novara. Seguono il Comitato dei
Sindaci di Vercelli (Fortina), Cigliano, Crescentino e altri ancora. Poi la nobiltà locale, con
nomi che pesano come capitoli all’interno di un libro di storia: l’amico e collega
scapigliato Achille Giovanni Cagna, così come quelli di Eugenio Treves, Ettore
Ara, Giovanni Faccio, presidente della Società Vercellese di Storia ed Arte.
Le carte successive – circa 150 – trattenute da una legatura metallica in ottone dorato, sono a
stampa e riportano le firme di tutti coloro che, a diverso titolo, vollero partecipare alla
realizzazione di questo manufatto bibliografico, oggi riconosciuto come bene di alto valore
storico e culturale.
Nel corso della cerimonia, il Sindaco ha sottolineato come la donazione di Vitari sia «l’atto di
responsabilità verso la comunità e verso il futuro, un modo concreto per restituire alla città
un pezzo della propria anima». Vitari, con la sobrietà che lo contraddistingue, ha raccontato
come «mia madre si chiamava Faldella e faceva parte del ramo della famiglia del Senatore.

Personalmente ho sempre sentito parlare di lui e il suo nome è sempre stato associato a
Vercelli. Gli anni della mia infanzia – ha ricordato – li ho passati a Saluggia. Poi quando ho
avuto modo di vedere questo libro, ho subito pensato: “Il luogo ideale per custodirlo è la
città”. Quindi: per me è un atto dovuto».