Vercelli, ‘A noi piace sognare’ il libro nato dall’impresa Panduma

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Ci sono storie che non bussano alla porta: attendono che qualcuno
abbia il coraggio di aprirla. E quando accade, non entrano in punta di piedi, si accomodano
direttamente nella memoria, decise a restarvi a lungo. 
“Panduma Vercelli” è una di queste.
All’apparenza, gli indizi erano pochi: una Panda del 1996, lontana migliaia di chilometri. Due
medici in pensione. Un’idea nata quasi per scherzo, come spesso accade alle avventure più
serie. Eppure, come in ogni buon mistero, è nei dettagli trascurati che si nasconde la
verità. Gianfranco Balduzzi e Mario Gobber, conosciuti e stimati medici dell’ospedale
Sant’Andrea, uomini abituati a osservare, decidere e prendersi cura, avrebbero potuto
chiudere il capitolo dell’azione e dedicarsi al riposo. Hanno invece scelto l’esatto contrario:
seguire la traccia lasciata da Fabrizio Carrubba e Salvatore Morabito con “Panduma a Tokyo”
e percorrerla fino in fondo.
All’inizio, ammettono, nulla era scontato. «Non eravamo sicurissimi di farcela» racconta
Gobber, ricordando l’avvio segnato da dubbi e incertezze. Le prime difficoltà, come spiega
Balduzzi, «si sono presentate ancora prima della partenza, tra autorizzazioni mancanti,
passaggi burocratici complessi e rallentamenti legati ai ministeri. Ostacoli che, col senno di
poi, sono diventati parte integrante del racconto».
Le difficoltà, apparentemente più banali, hanno richiesto tempo e pazienza: lunghe attese per
il rilascio dell’assicurazione giapponese, limiti stringenti alla dogana sul trasporto di contanti,
autorizzazioni sbloccate solo grazie all’intervento del ministero del Tesoro. Passaggi tecnici
che hanno messo alla prova l’organizzazione del viaggio, ma che non ne hanno mai intaccato
la determinazione.
«Riportare a Vercelli quella Panda custodita a Nagoya, nel Museo della 500, sembrava
un’impresa ai limiti dell’inverosimile. Eppure – dice il Sindaco, Roberto Scheda – contano
la perseveranza e la fiducia nel metodo». Da questa esperienza è nato il libro “A noi piace
sognare”, presentato oggi in sala Giunta.
Primavera 2025: l’idea prende dunque forma. Poi arrivano i confini, i documenti, il clima, gli
imprevisti. Ogni ostacolo diventa un capitolo. Ogni chilometro, una deduzione. Nagoya.
Vladivostok. Kazan. Mosca. Nomi che suonano lontani, esotici, e che oggi conservano un
frammento della nostra Vercelli. Libri, lettere e racconti della città e del suo ospedale sono
rimasti lungo il percorso, come prove del passaggio di due ambasciatori improbabili ma
impeccabili.

E se il viaggio è stato impegnativo, il clima umano lo ha reso sorprendentemente sereno.
Balduzzi racconta che «non c’è mai stata una vera sensazione di pericolo» piuttosto curiosità,
accoglienza e desiderio di incontro. Persone che chiedevano autografi, che volevano
conoscere la storia del libro, fino ai piccoli gesti di ospitalità, come una famiglia che ha
offerto quattro birre e quattro pomodori, simbolo di una gentilezza spontanea e diffusa.
«Non viaggiava solo un’automobile. Viaggiava – continua Scheda – una comunità intera.
Viaggiava Vercelli, con la sua ostinazione gentile, con il suo senso del dovere, con quella
capacità tutta nostra di fare le cose senza clamore ma fino in fondo». E come spesso accade
nelle storie che meritano davvero di essere raccontate, esiste un secondo livello, forse il più
importante: la solidarietà. Questo viaggio ha infatti generato una raccolta di donazioni a
favore di Insieme ODV. Un segnale chiaro e inequivocabile che l’avventura più riuscita è
sempre quella che produce il bene. Per Gobber resta soprattutto il ricordo di «un’avventura
bellissima: un percorso faticoso, ma sempre gratificante, reso possibile anche dal sostegno
dell’Amministrazione comunale e del Sindaco».
Il libro “A noi piace sognare” non è soltanto un resoconto dei fatti. È una testimonianza, un
invito a guardare oltre, una scintilla. «Come Amministrazione comunale, sosteniamo con
convinzione la continuazione di questo viaggio di solidarietà e invitiamo – ha concluso il
Sindaco – i vercellesi a continuare a camminare accanto a Insieme ODV».