Locarni (Lega): ‘No all’accordo con il Mercosur’

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riceviamo e pubblichiamo:

Egregio Direttore,

mi permetto di scrivere da semplice abitante del Piemonte orientale, terra di risaie vercellesi e novaresi, di colline vocate al vino di qualità, di allevamenti bovini attenti al benessere animale e alla tracciabilità, di produzioni che da generazioni puntano su eccellenza, sostenibilità e rispetto delle regole europee più severe. Non parlo da politico o da esponente di partito, ma da cittadino che vede quotidianamente il lavoro di migliaia di agricoltori e allevatori della nostra zona, impegnati a produrre cibo sano, tracciato e di altissima qualità.

Qualcuno dovrebbe prendere per mano coloro che sostengono l’accordo Mercosur – magari con guanti protettivi, visto il tema – e spiegargli il concetto di “libero mercato” con un piccolo aggiornamento chimico del 2026. Cari sostenitori, giù in Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay & Co.) la terra è generosa: 3-4 raccolti l’anno contro il nostro dignitoso “uno e mezzo se non grandina”. Le vacche pascolano all’aperto 365 giorni, senza stalle climatizzate e bollette folli. Costi di produzione? Ridicoli, quasi uno scherzo. Ma il vero colpo di genio arriva con i fitofarmaci. Da noi l’UE ha vietato da anni sostanze pesanti come atrazina, acefato, clorotalonil, clorpirifos, mancozeb, carbendazim e compagnia bella: cancerogeni, neurotossici, assassini di api, inquinatori seriali di falde. Roba da far piangere un tossicologo. Laggiù? Tutto regolare, spruzzano allegramente (spesso pure dall’aereo, stile Vietnam 2.0). Il Brasile è diventato il campione mondiale di consumo di pesticidi, più di USA e Cina messi insieme. Risultato: producono a costi bassissimi, perché non devono spendere una fortuna in alternative “green” o in dispositivi di protezione per i contadini. E poi? Ci rimandano tutto indietro sotto forma di carne bovina, pollo, soia, riso, zucchero… con residui che da noi sarebbero fuorilegge. Il consumatore europeo ringrazia: “Che bello, bistecca a 4 euro!”. Peccato che quella bistecca abbia fatto il giro del mondo con un bagaglio di molecole vietate qui dal 2008-2015.

Quindi ricapitolando: libero mercato = sì, ottimo! Ma quando l’altra parte ha clima tropicale + 4 raccolti + pesticidi proibiti da noi + antibiotici e ormoni vietati + controlli veterinari che fanno tenerezza… il “libero” diventa “liberi di chiudere bottega” per i nostri agricoltori e “liberi di mangiare residui tossici” per noi tutti. Però tranquilli: l’accordo ha le famose “clausole di salvaguardia” (attivate quando ormai il disastro è fatto) e controlli rafforzati (a campione, nei porti intasati). E poi c’è sempre il bonus: se proprio ci ammaliamo, almeno avremo risparmiato sul conto del macellaio. Complimenti per la visione strategica. Il prossimo passo è importare anche l’aria dell’Amazzonia, tanto che inquinamento ce lo teniamo già in casa. Nel nostro Piemonte orientale, dove il riso di qualità, i vini DOCG, i formaggi DOP e la carne bovina tracciata rappresentano non solo economia ma identità e futuro per intere comunità, non possiamo permetterci una concorrenza sleale che ignori le regole che noi rispettiamo con enormi sacrifici. Chiediamo reciprocità vera: stesse norme per tutti, o niente. Con stima e preoccupazione per il futuro della nostra agricoltura.

P.s. Fortunatamente, l’iter per l’approvazione definitiva è ancora lungo, ma non bisogna a mio sommesso parere,tentennare nel respingere tale accordo che ha insidie molto forti per l’eccellenza agroalimentare italiana.

Gian Carlo Locarni

Vice segretario provinciale Lega Vercelli