Tutti i numeri della mostra sull’Espressionismo
Diecimilasettecentocinquanta. Non è un numero della cabala, è la
cronaca felice. Sono gli ingressi registrati dalla mostra sull’Espressionismo italiano in Arca.
Un flusso continuo di occhi, passi e curiosità che hanno attraversato le sale come si attraversa
una buona notizia: con stupore e con un sorriso che resta.
È il segno che l’investimento dell’Amministrazione, guidata dal Sindaco Roberto Scheda, non
è stato un azzardo, ma una scelta. Una scelta politica nel senso più alto e nobile del termine:
credere che l’Arte non sia un lusso dei “tempi andati”, ma un bene primario anche — e
soprattutto — quando si ha fame di futuro.
La collaborazione con la Fondazione Giuseppe Iannaccone e Arthemisia ha dimostrato che
quando pubblico e privato iniziano a lavorare insieme, il risultato non è una mediazione al
ribasso, è un salto in alto. E Vercelli, questa volta, ha saltato più in alto delle proprie
abitudini.
Questi 10.750 ingressi raccontano di una città che risponde quando viene chiamata, che entra
in un museo come si entra in una piazza: per riconoscersi, discutere, sentirsi parte di qualcosa
che dura nel tempo.
Fra il 10 settembre 2025 e l’11 gennaio 2026 (apertura da mercoledì a domenica, ndr) c’è
stato anche un rumore buono arrivato dalle sale di Arca. Non è stato il brusio distratto delle
“gite comandate”, ma il passo curioso di bambine e bambini, ragazze e ragazzi delle scuole
elementari e medie di Vercelli, Olcenengo, Villata e Borgo Vercelli e alcune classi del Liceo
Scientifico. Circa 800 studenti, infatti, hanno seguito con estrema attenzione le visite guidate
del curatore, Daniele Fenaroli. «La partecipazione delle scuole non è un atto dovuto, né una
carezza pedagogica per sentirsi a posto con la coscienza – dice il Sindaco, Roberto Scheda -.
Il Comune di Vercelli non invita le nuove generazioni alla Cultura per “educazione”, parola
spesso usata come una “punizione gentile”. Le invita perché crede che sia il miglior
investimento possibile». Il primo cittadino sottolinea come «portare un ragazzo davanti a un
quadro espressionista significa dirgli, senza retorica, che il mondo è complesso, a volte
scomodo, e che vale la pena capirlo. Significa insegnargli a non avere paura delle domande,
né delle emozioni forti. Se queste sale sono state piene di studenti, domani Vercelli sarà più
ricca: non solo di cittadini più colti, ma di persone più libere. E questo, per una comunità, è il
capitale più prezioso che esista».
L’avvocato Giuseppe Iannaccone sottolinea come «questi risultati confermano che quando
esiste una visione condivisa la Cultura può diventare un vero motore di crescita per una
comunità, capace di generare partecipazione, consapevolezza e futuro. La collaborazione con
il Comune di Vercelli, e in particolare con il Sindaco, e amico Roberto Scheda, si è fondata
su una convinzione condivisa: l’Arte non è un evento isolato, ma un processo che costruisce
senso nel tempo e che richiede continuità, responsabilità e fiducia reciproca. Per la
Fondazione – prosegue – questo significa creare progetti capaci di parlare al presente e
soprattutto alle nuove generazioni, offrendo loro occasioni di confronto, di libertà e di
immaginazione affinché l’esperienza culturale non resti episodica ma diventi parte di un
percorso di crescita. L’esperienza di Arca non rappresenta un traguardo, ma l’inizio di un
cammino che intendiamo proseguire con lo stesso entusiasmo e la stessa attenzione, anche
attraverso nuove mostre che rafforzino il ruolo di Vercelli come luogo vivo e riconosciuto di
produzione culturale».
Il Comune è già al lavoro per la seconda rassegna. Non per battere un record — le classifiche
vanno lasciate a sport e social — ma per dare continuità a una vera e propria visione: fare
dell’Arte e della Cultura le fondamenta della nuova Vercelli. Una città che non si limita a
sopravvivere, ma prova a raccontare una storia degna di essere ascoltata.








