La guerra dei contadini in Germania di August Bebel

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di Sinigaglia

“La guerra dei contadini in Germania” di August Bebel, Movimento Reale, 2025.
In occasione dei 500 anni da quello che Engels nel 1850 definì «il più grandioso esperimento
rivoluzionario del popolo tedesco» è stato pubblicata (a cura del Circolo internazionalista «coalizione
operaia» e della redazione della rivista Prospettiva Marxista) nella sua prima traduzione in italiano – e
nella sua seconda edizione in assoluto da 150 anni – l’opera di ricostruzione storica di uno dei massimi
dirigenti del movimento operaio in Germania del XIX secolo.
August Bebel ripercorre gli sviluppi di un evento che ha rappresentato un tornante storico drammatico e
fondamentale nella storia europea. Nel contesto della Riforma protestante e delle trasformazioni sociali e
politiche che attraversarono l’area tedesca nella prima metà del XVI secolo prese forma la grande
sollevazione contadina a cui si unirono molteplici componenti delle classi sfruttate, dai minatori agli
elementi plebei della popolazione urbana destinati a confluire nella formazione del moderno proletariato.
Fu un avvenimento che scosse l’ordinamento sociale vigente, già posto sotto pressione dalle dinamiche
storiche che stavano erodendo i vincoli feudali, sviluppando le città e sospingendo quel processo di
centralizzazione politica che in altre aree europee stava già configurando la formazione dello Stato
nazionale. In questa fase travagliata di crisi e trasformazione di assetti sociali, politici e religiosi, alle
masse contadine era riservata una funzione precisa: fare da valvola di sfogo all’intreccio di contraddizioni,
garantire alle componenti delle classi dominanti più in difficoltà di fronte ai mutamenti una base di
sostegno al loro potere, con l’incremento della tassazione, l’usurpazione di diritti consuetudinari e di
risorse comuni di grande importanza per il sostentamento delle comunità rurali. I contadini però reagirono
e la loro sollevazione divise anche la sfera religiosa della Riforma. Se Lutero si schierò con i principi, nel
campo dei contadini insorti emersero grandi figure di rivoluzionari come Thomas Müntzer. Il rifiuto da
parte dei contadini insorti di chinare ancora il capo di fronte alle crescenti sopraffazioni ed estorsioni da
parte della nobiltà e delle gerarchie ecclesiastiche diede vita ad un grande, tragico movimento di
liberazione che ancora oggi è capace di trasmettere importanti elementi di riflessione.
«Le fiaccole e i fuochi di guardia che per diverse notti consecutive illuminarono dai due monti le
campagne e che potevano essere visti dai numerosi manieri circostanti, diffusero terrore e paura. Alla
nobiltà dovettero sembrare torce funebri che ne illuminavano la rovina; erano segni minacciosi che il
popolo oppresso e schiavizzato, stanco del giogo, stava finalmente rivendicando i propri diritti umani….»