L’arte di chiudere lo specchio: due chiacchiere con Ayoub Smouni
Dagli esordi alle tappe fondamentali con Cuspo e Santhià, uno dei portieri più stimati del futsal piemontese si racconta ripercorrendo la sua carriera tra spaccate e parate decisive, svelando la sua filosofia di gioco e i prossimi traguardi.
Di Davide Pasca
DP: Come è iniziata la tua carriera da portiere di futsal?
AS: È iniziato tutto partecipando ai tornei amatoriali in città. Ad ogni tiro parato a mezzo metro di distanza, ho capito che quello era il mio elemento e che questo era il mio sport. Il futsal non ti dà il tempo di pensare, richiede una presenza costante: è proprio quella scarica di adrenalina ad avermi fatto innamorare del ruolo.
DP: Hai sempre giocato a futsal o arrivi dal calcio a 11?
AS: No, a differenza di molti, ho sempre giocato solo ed esclusivamente a futsal.
DP: Se dovessi riassumere la tua carriera, quali sono stati i momenti e le maglie più importanti?
AS: Ogni tappa e ogni maglia mi hanno lasciato qualcosa, insegnandomi competenze tecniche fondamentali per essere un punto di riferimento in campo. Nelle mie esperienze con il Cus Piemonte Orientale e il Santhià ho imparato cosa significa soffrire e condividere la gioia della vittoria, ma soprattutto come lavorare duro per migliorare dopo una sconfitta.
DP: Qual è il ricordo più bello che ti porti dentro di questi anni?
AS: Senza dubbio la finale dei Play-Off di C2 vinta contro l’Itar. Ho sfoderato un’ottima prestazione in una partita decisiva, che ha permesso al Santhià di conquistare la prima storica promozione in Serie C1. Un’emozione indimenticabile.
DP: E il momento peggiore o il rammarico più grande?
AS: La finale di Coppa Italia persa. Era una partita che potevamo fare nostra, ma ci è mancata quell’esperienza e quel pizzico di cinismo nei dettagli che alla fine hanno fatto la differenza a favore dei nostri avversari.
DP: Parliamo del tuo stile: tra uscita a croce, spaccata, muro o scivolata, qual è il gesto tecnico che ti viene più naturale e ti dà più carica?
AS: La spaccata nell’uno contro uno. Quando riesci a togliere dalla porta un pallone destinato all’angolino sfoderando una spaccata al limite, provi una sensazione di totale supremazia sull’avversario. Con quel gesto lanci un messaggio chiarissimo: sia all’attaccante che ha tirato, sia ai tuoi compagni in campo.
DP: Meglio l’istinto o la ricerca del miglior posizionamento possibile?
AS: Dico l’istinto. Ti regala quella scintilla in più nel momento decisivo: è una carica pura che nasce dal talento e dall’improvvisazione.
DP: Dove ti vedremo la prossima stagione e quali sono i tuoi obiettivi?
AS: Per la prossima stagione ho sposato un progetto davvero importante. Vado in una piazza prestigiosa e storicamente molto ambiziosa, una di quelle realtà dove la pressione si sente, ma nel modo giusto: la società ha allestito una rosa per vincere il campionato e puntare al massimo.
Non posso ancora fare il nome ufficiale del club per rispetto delle tempistiche di comunicazione, ma posso dire che è esattamente la sfida che cercavo. I miei obiettivi sono chiari:
- Di squadra: Farmi trovare pronto fin dal primo giorno per dare il massimo. In piazze come questa contano solo la vittoria e la continuità di rendimento; in più sarà stimolante ritrovare alcuni vecchi compagni di squadra.
- Individuale: Essere una garanzia assoluta per il reparto difensivo, alzare l’asticella della leadership in campo e confermarmi come uno dei portieri più solidi della categoria.








