Dalle aule di tribunale ai pali del Romentino C5: “umiltà e consapevolezza del portiere eterodosso”

Visite: 188
Tempo di lettura:3 Minuti

Carattere, razionalità ed etica del lavoro: le prime parole del neo acquisto tra i pali. Umberto Battaglia si racconta.

di Davide Pasca

DP: “Com’è iniziata la tua carriera da portiere di futsal?”

UB: “Il mio percorso sportivo è decisamente singolare, frutto di una «vocazione tardiva» per il futsal.

Mi sono infatti avvicinato al calcio a 5 all’età di 37-38 anni, spinto da mio nipote e dai suoi giovani amici che mi convinsero a partecipare a dei tornei locali. Rimasi immediatamente affascinato da un gioco tanto dinamico, ricco di pathos ed in cui il ruolo del portiere recitava una funzione centrale e determinante.

Per passione cominciai ad approfondire da autodidatta la tecnica e la tattica; di conseguenza mi affacciai dapprima al circuito Futsal League, quindi al futsal FIGC, con ambizioni e obiettivi personali crescenti.”

DP: “Hai sempre giocato a futsal o arrivi dal calcio a 11?”

UB: “Ho giocato a calcio dai 6 ai 17 anni, compiendo tutta la trafila delle competizioni agonistiche giovanili (Giovanissimi, Allievi e Juniores regionali) nella squadra della mia città natale, Vigevano.

In seguito mi sono concentrato sullo studio (maturità scientifica e Giurisprudenza) e sulla professione forense, mantenendomi in forma con la palestra.”

DP: “Se dovessi riassumere la tua carriera, quali sono stati i momenti e le maglie più importanti?”

UB: “La prima esperienza FIGC è stata col Pavia C5 (C1 Lombardia), probabilmente la stagione più importante in termini formativi per la preparazione specifica (mister Cuttano) e per l’esempio che ho avuto la fortuna di avere (in particolare il capitano Marco Procino, amico che ho sempre ritenuto un grande punto di riferimento).

Ho giocato poi con il Superga C5 (C2 Lombardia) in una stagione intensa, culminata con la vittoria della Coppa Lombardia e la promozione in C1.

Successivamente ho vestito la maglia della Pro Vercelli C5, con cui ho potuto perfezionare la tecnica grazie ai preziosi consigli del preparatore Mauro Burzo.”

DP: “Qual è il ricordo più bello che ti porti dentro di questi anni?”

UB: “Il ricordo più bello, emozionante e nitido è quello dell’esordio in Coppa con la maglia del Superga, in un PalaBonomi gremito e festante che ci spingeva a ogni giocata (in quell’anno in coppa eravamo seguiti dai Viking, una tifoseria organizzata davvero molto calda).”

DP: “E il momento peggiore o il rammarico più grande?”

UB: “Senza ombra di dubbio il mio infortunio di gioco occorso ad ottobre 2025: mi sono lussato gravemente il mignolo della mano sinistra ed è stato necessario un intervento chirurgico per la riduzione.

Dal punto di vista psicologico è stata davvero una dura prova, e c’era il concreto rischio di non poter più riprendere a competere.

Fortunatamente (e con un pizzico di incoscienza) sono riuscito a superare il problema e a rientrare in campo in tempi relativamente brevi.”

DP: “Parliamo del tuo stile: tra uscita a croce, spaccata, muro o scivolata, qual è il gesto tecnico che ti viene più naturale e ti dà più carica?”

UB: “Sono un portiere eterodosso perché tendo ad essere molto razionale e a riflettere sulle singole situazioni di gioco, non mi baso sull’istinto del momento.

Alla luce della mia struttura fisica ho allenato molto la spaccata nella copertura della porta e la cosiddetta «brasiliana» nelle uscite uno contro uno.

La carica maggiore la ricevo comunque dalla parata in spaccata, probabilmente il gesto tecnico che più contraddistingue il portiere di futsal.”

DP: “Nuova stagione, nuova avventura con la maglia del Romentino C5. Quali sono le tue prime impressioni sulla nuova squadra e quali sono gli obiettivi stagionali (personali e di gruppo)?”

UB: “A Romentino ho trovato un allenatore con un ottimo curriculum e una solida etica del lavoro, una società presente e volitiva e un gruppo giovane e pieno di entusiasmo.

Come sempre parto con l’intenzione di proseguire il mio percorso di crescita nel futsal, con tanta voglia di migliorare, performare e divertirmi.

A livello di squadra mi sembra giusto lavorare con la massima umiltà e senza inutili pressioni, con la piena consapevolezza di potersela però giocare contro tutti.”